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Saviano legge (male) "Se questo e' un uomo"

 

 

Avete sentito su Audible.it (il servizio di audiolibri di Amazon) Roberto Saviano leggere “Se questo è un uomo” di Primo Levi? Se no lo avete ascoltato, vi dico che non vi siete persi nulla. Perché Saviano non è la persona più adatta, dal punto di vista della dizione e della filologia, a fare questo sforzo non indifferente. Pur con tutta la buona volontà che ci mette e pur con tutto il suo amore per Israele che gli fa onore. Il problema è che non si può leggere un libro come quello con un accento così palesemente napoletano.

Una cosa è recitare “Gomorra”, o commentare i passi di un ordine di custodia cautelare sulla ‘ndrangheta al nord, come ha fatto magistralmente quando andò in tivù a “Vieni via con me”, un successo quasi unico nella storia della Rai. Altra cosa, ovviamente, leggere i passi più drammatici del romanzo-verità più noto di un superstite della shoah italiana.

Quello stesso accento partenopeo un po’ ispirato, che ha fatto la fortuna delle letture televisive di Saviano, nell’audiolibro stra-pubblicizzato da Audible Italia nei giorni immediatamente precedenti al 27 gennaio, quello della memoria, appariva almeno alle orecchie di chi scrive quasi inascoltabile, anzi “inaudibile”, e francamente grottesco.

Questa è una critica filologica e di dizione. Sia ben chiaro, massima stima di Roberto Saviano e delle sue battaglie civili, pur non avendo gli occhi chiusi su alcune sbavature, come i problemi in sede civile a livello di diritto di autore per “Gomorra”. Per non parlare delle accuse generiche contro Ambrogio Crespi in televisione di avere fatto il collettore di voti per la ‘ndrangheta a Milano, poi rivelatesi inconsistenti.

Ebbene in nome del diritto di critica filologica e di dizione, pur capendo l’ottima mossa commerciale di Audible.it di abbinare il più noto libro italiano sull’Olocausto al più noto scrittore italiano sui temi di camorra e dintorni, si può dire che qualcosa non ha funzionato?

L’accento partenopeo così pronunciato appare assurdo. Era, mutatis mutandis, come se quello stesso libro lo avessero fatto leggere a un politico con l’accento avellinese come Ciriaco De Mita (o De Mida, che dir si voglia) per poi farne un audiolibro per tutti. Uno che legge con la dizione “se questo è un uomo” sarebbe riuscito a conservare intatta la connotazione tragica ed evocativa del libro di Primo Levi?

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