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Ridere rende liberi

12/04/2017

 

 

Giovedì 13 aprile ore 16 e 30  Fondazione Valenzi al Maschio Angioino

 

i

 

l libro di Antonella Ottai “Ridere rende liberi. Comici nei campi nazisti" illustra un aspetto poco conosciuto della Shoah, la storia di una tournée senza ritorno, ma soprattutto una riflessione sul comico in situazioni estreme e sulla relazione vittima-carnefice “Ridere rende liberi. Comici nei campi nazisti" questo il titolo del libro di Antonella Ottai, edito da Quodlibet, in programma Giovedì 13 aprile dalle 16 e 30 al Maschio Angioino  nella sede della Fondazione Valenzi, l’istituzione internazionale dedicata a Maurizio Valenzi, l’ex parlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al 1983.

Dopo i saluti di Lucia Valenzi, interverranno la docente di letteratura teatrale Antonia Lezza e il critico teatrale Giulio Baffi.
Bruno Maccallini leggerà alcuni brani del libro e reciterà sketch e canzoni.
Sarà presente l’autrice.

Il libro parte da un panorama storico artistico teatrale della Berlino alle soglie degli anni Trenta, per raccontare dei cabarettisti ebrei nei ghetti e nei campi nazisti, dove continuarono a realizzare spettacoli anche per i loro aguzzini. Alcuni tornarono addirittura dagli Stati Uniti, non potendo allontanarsi dal loro ambiente culturale, così recitarono prima per la Lega per la cultura ebraica a Berlino, poi nei campi “di transito” come Westerbork, in Olanda, fino a Theresienstadt e nei campi di sterminio.
Nei lager si disegnava, si scriveva, si faceva e componeva musica, ma la comicità in quell’inferno ci appare come la massima espressione di resistenza.
Ridere rende liberi. Comici nei campi nazisti
Il libro nasce da una ricerca condotta sulle sorti di alcuni comici ai quali si deve, negli anni Trenta, la grandezza leggendaria del cabaret e dello spettacolo leggero mitteleuropeo, in particolare di quello berlinese. In gran parte ebrei, come ebreo era il colore del loro umorismo, la sorte di questi artisti è segnata inesorabilmente dall’avvento di Hitler al potere. Espulsi dai set e dai palcoscenici sui quali avevano primeggiato, le loro performance si replicano in situazioni sempre più dure: i ghetti, la deportazione, lo sterminio. Sono «stelle di prima grandezza che di grande non hanno più che la stella gialla, cucita ben in evidenza sul loro petto». Il loro personale percorso diventa l’occasione per interrogarsi sui poteri e sulla forza d’urto del riso, per riflettere sul senso del comico nel cuore del dolore quando, a complicarne le dinamiche, interviene la relazione che sussiste fra il carnefice e la vittima e sono gli aguzzini a contendere ai perseguitati “l’ultima risata”. 


 

 

Antonella Ottai insegna presso il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo dell’Università “Sapienza” di Roma. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni sullo spettacolo, italiano e internazionale, degli anni Trenta. Fra le altre, presso Bulzoni ha pubblicato “Come a concerto. Il Teatro Umoristico nelle scene degli Trenta” (2002), dedicato al teatro di Eduardo De Filippo e “Eastern. La commedia ungherese nello spettacolo fra le due guerre” (2010), dedicato ai viaggi della commedia brillante fra Budapest, Roma e Hollywood. Presso Sellerio ha pubblicato un libro di racconti autobiografici, “Il croccante e i pinoli” (2009).

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