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FIERA DEL LEVANTE, GENTILONI EVITI PROCLAMI DICA COME VUOLE AIUTARE REALMENTE IL SUD

 

 

Un anno fa l’allora premier Renzi, ha dichiarato il Presidente del Gruppo dei Popolari in Regione Puglia, venne alla Fiera del Levante per farci la morale sulle colpe del ritardo nello sviluppo del Mezzogiorno. Venne a parlarci dei fondi per il Patto per il Sud e a firmare programmi d’investimento con la Regione, lasciata in salamoia per lunghi mesi. 

L’81esima edizione della Fiera del Levante, quella già ribattezzata del rilancio della 'nuova' campionaria barese, vedrà la partecipazione del primo ministro Gentiloni che spero vorrà evitarci la lezione del suo predecessore e ci faccia un discorso più realistico e concreto. Perché il Sud non ha bisogno di proclami e di promesse, ma di sentirsi parte integrata di un processo politico che parla una stessa lingua e ha gli stessi obiettivi. 

Purtroppo le premesse della vigilia non sono confortanti. Da qualche tempo, forse complice il clima pre-elettorale, assistiamo a una enfasi comunicativa da parte del governo che tende a mascherare ritardi e mancanze dietro i dati confortanti del Pil e snocciolando le misure adottate per il rilancio dell’economia. Misure che rispetto al nulla del precedente governo Renzi, sembrano essere provvedimenti di portata storica per il Paese. 

Dalla Puglia possiamo solo constatare che non esiste una vera strategia per combattere la crisi, che pare risolversi più per congetture favorevoli esterne che per reali interventi di rilancio economico. Soprattutto, dalla Puglia notiamo che il tema dello sviluppo economico non sono i fondi a disposizione, ma le politiche che si vorranno adottare per il loro utilizzo. Mai, è stato più volte detto, il Mezzogiorno e la Puglia, nello specifico, potevano contare su stanziamenti così importanti, ma si dimentica che il concetto non sono le risorse messe in campo, perché i fondi per essere utilizzati prevedono tempi non brevi e, comunque, non determinanti per la soluzione del problema. 

Il Mezzogiorno e la Puglia da tempo chiedono maggiore attenzione e più ampio coinvolgimento nelle scelte delle politiche sanitarie, dei trasporti, del welfare e della istruzione. Veramente si crede che abolendo i compiti a casa o evitando la bocciatura a scuola si possano formare nuove classi dirigenti e qualificare l’offerta lavorativa italiana, combattendo così la disoccupazione? 

Bisogna recuperare le gravi anomalie dello sviluppo che, negli anni della crisi, ha visto fortemente penalizzato il Sud, nonostante la litania dei soldi messi sul piatto dal governo. Soldi che non accompagnano il rilancio della domanda, che si anima solo con processi strutturali di

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