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BAR E BARETTI: ANALISI DI UN FENOMENO

17/09/2017

I

 

A Napoli, come in tutte le grandi città, è ormai un fenomeno diffuso, una moda, una consuetudine, incontrarsi per un aperitivo, un caffè e scambiare due chiacchiere tra amici.

 

Da che cosa deriva la parola “bar”?  L’etimologia non è chiara. Alcuni la fanno derivare dalla parola “barrier” cioè sbarra per indicare,  ai tempi della prima colonizzazione dell'America del Sud, l'angolo riservato alla vendita degli alcolici che era appunto diviso dal resto del locale da una sbarra.

 

L’evoluzione dei caffè, i l bar appunto, da quando la bevanda nera ha fatto comparsa in Europa, ha avuto un rapido e crescendo successo differenziandosi per posizione, tipologia di clientela, tipo di servizio, capacità del gestore ed altro. Ed ecco il bar tradizionale aperto dalla mattina presto a tarda sera dove poter far colazione, bere qualcosa, giocare una partita al biliardo e finanche comprare tabacco . Oppure lo snack bar , il bar bianco che non vende alcolici , il disco bar, l’american bar con i suoi liquori e distillati, il wine bar dove gustare un calice di buon vino e insomma chi ne ha più ne metta.

 

Alla fine del 2015 secondo il Registro delle imprese italiane c’erano 366.569 bar e ristoranti (170.173 bar e 196.396 ristoranti), in crescita di 31.244 unità rispetto alla fine del 2011. Il numero di ristoranti e bar è aumentato in quattro anni, in Italia, nel periodo 2011-2015 ma non tutti gli imprenditori del settore sono riusciti a tenere in piedi la loro attività: ben il 45% delle attività del settore ha chiuso i battenti nei primi 3 anni. Se vediamo il trend a livello regionale, tuttavia, la Campania è tra le Regioni con il maggior numero di bar (15%)sempre nello stesso periodo, seconda per crescita nel complesso della ristorazione con un 13.7% solo alla Sicilia (14.6%)  La fotografia è stata scattata da Unioncamere-Infocamere a gennaio 2017 sui dati del Registro delle imprese e il periodo esaminato è quello compreso tra la fine del 2011 e il 31 dicembre 2015.

 

Una performance, quella campana, che è rinvenibile non solo nella propensione per il cibo e per la buona cucina del Sud in generale.

Diciamoci la verità: non c’è ora del giorno o della notte in cui non si consumi un caffè, un cornetto o qualcosina. Lo si fa per compagnia, per piacere ma anche per obiettive ragioni climatiche: al Sud il clima più temperato porta i negozi a chiudere più tardi rispetto al Nord con evidenti differenze relative alla riapertura dei negozi e sulle abitudini alimentari.

L’ape-dinner ad esempio si sta diffondendo un po’ di più al Sud ma certo è ormai consuetudine al Nord dove si preferisce concentrare in poche ora aperitivo e cena: da noi meridionali è ancora forte (è un bene o un male?) il connubio cibo-famiglia e la propensione per le grandi tavolate.

Perché?  Perché “Ve lo dovete mangiare, lo dovete assaggià!”parafrasando una scena del simpatico film “Benvenuti al Sud”.

Il cibo è una manifestazione d’affetto, è calore e sentimento ma  attenzione alla linea, per carità! Oggi c’è molta più cura per l’aspetto fisico, c’è maggiore attenzione al cibo e si va in palestra è vero ma lo strappo alle regole è sempre lì dietro a fare da diavoletto tentatore. E così si assiste alle scene paradossali del cliente che dopo aver consumato un paio di graffe alla nutella chiede il decaffeinato amaro o chi si dice a dieta e poi la domenica si rimpingua di dolciumi…

 

Ritornando ai bar e alla realtà partenopea si è assistito negli ultimi tempi ad una vera e propria proliferazione di bar e baretti, non solo nei quartieri più nobili della città dove i trend si abbinano alla moda del cocktail e dell’aperitivo inn ma anche nel centro storico dove adolescenti irrequieti si riversano a fiotti negli affollati localini della movida. Certo maggiori controlli sulla somministrazione di alcool ai minori e sulla serenità notturna cittadina sarebbero auspicabili e certi comportamenti da parte di esercenti poco responsabili vanno condannati. Ci riferiamo ai cicchetti venduti ad un euro o alle birre non versate nei bicchieri di plastica fuori dai locali  ad esempio.

Tuttavia non possiamo che essere obiettivi sul fatto che sedersi al tavolo di un bar in una bella giornata di sole e consumare qualcosina senza spendere una somma eccessiva non solo fa bene allo spirito ma anche  al portafoglio ed all’economia, mettendo in moto i consumi. E allora ben vengano le attività di ristorazione in un Paese, il nostro, in cui – non ce ne vogliano le altre nazioni – la buona cucina è uno degli elementi più apprezzati oltre alla mitezza del clima, alla bellezza dei nostri paesaggi ed al patrimonio artistico e culturale. E ben vengano i bar e le attività purchè non siano le uniche, non nascondano il malaffare ed aiutino a far preservare quell’istintiva voglia di aggregazione, di comunanza di idee, di confronto reale tra persone che il mondo dei social e il web ahimè hanno un po’ messo da parte negli ultimi anni. Non dimentichiamo che i caffè, gli antesignani degli attuali bar erano frequentati da persone del calibro di un Oscar Wilde o un D’Annunzio per esempio e lì sono nati pensieri ed opere che hanno fatto la storia della nostra bella umanità.

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