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MENARINI FESTEGGIA I 17.000 DIPENDENTI E PROSEGUE CON SUCCESSO LE RICERCHE IN CAMPO GENETICO

16/03/2018

 

Cifra tonda nello staff del colosso Menarini: con l’assunzione di Lara,  ricercatrice di 28 anni, il Gruppo nato nel 1886 in una farmacia napoletana arriva a 17.000 dipendenti. La new entry  è laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università di Firenze e lavora in Menarini Ricerche. Pur essendo il Gruppo presente in 136 Paesi, comunque, gli  investimenti continuano soprattutto in Italia,  dove resta la sede e dove lavorano più di 3700 dipendenti, 300 dei quali assunti negli ultimi due anni.  L’età media è di 29 anni e i profili sono altamente qualificati: più del 90% dei dipendenti infatti  ha una laurea o un diploma tecnico. Soddisfatti Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti, presidente e vicepresidente del Gruppo Menarini: “Siamo orgogliosi di questo risultato – hanno dichiarato– e vogliamo sottolineare che anche questa 17.000esima assunzione è merito soprattutto del lavoro straordinario svolto da tutti i nostri dipendenti che, con passione e forza di volontà sono i veri artefici del successo del Gruppo Menarini”.  

 

L'azienda, che ha un fatturato di 3,6 miliardi di euro, continua il suo processo di internazionalizzazione con le due nuove filiali in Perù e Colombia, gli investimenti nei centri di ricerca di Berlino e Pisa e la crescita del ramo asiatico, dove continua la sinergia con l’Ospedale di Singapore. Proseguono a ritmo serrato infatti le ricerche legate a una strumentazione diagnostica  innovativa chiamata Deparray che consente di isolare singole cellule rare presenti in vari liquidi biologici, per poterle analizzare al fine di individuare eventuali malattie genetiche. Le ricerche attualmente sono in atto in campo  oncologico, ginecologico, reumatologico e oculistico. L’obiettivo è puntare sempre più a una medicina di precisione e personalizzata che non solo predica le malattie ma che soprattutto le prevenga;  questo  risultato porterebbe  infatti  ad una svolta epocale, perché migliorerebbe in modo definitivo la qualità di vita delle persone e contribuirebbe ad abbattere  notevolmente  anche i costi e le spese sostenute oggi dai sistemi sanitari nazionali.  

 

 

 

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