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CAPO MISENO: AVVENTURA E MITO A POCHI PASSI DALLA CITTA’

Perfettamente riconoscibile da ogni parte del Golfo di Pozzuoli, Capo Miseno viene definita dai locali “montagna”, poiché si eleva maestosa dal mare.

Capo Miseno nasce nel mito come un enorme mausoleo di Miseno, l’eccentrico trombettiere dell’Enea di Virgilio, da cui prende il nome. Miseno osò sfidare Tritone in una gara di tromba, perdendo miseramente e morendo annegando nelle acque. Enea trovò il suo corpo e lo seppellì sotto l’immenso tumulo di Capo Miseno. Quest’ultimo infatti era già presente nel mondo romano, anzi era un importante punto di riferimento, assieme all’isola di Nisida, per identificare il porto di Pozzuoli, proprio come oggi.

Capo Miseno infatti è un edificio vulcanico appartenente al complesso dei Campi Flegrei, datato oltre 15.000 anni fa. La bocca vulcanica è situata proprio in corrispondenza del faro. E la caldera è perfettamente visibile prendendo un traghetto diretto vero le isole di Procida e Ischia.

Dal mare si può godere di magnifici scorci di Capo Miseno. Avvicinandosi con un pedalò, sono perfettamente visibili gli strati di tufo che lo compongono e la vegetazione che cresce spontanea sulle sue pareti: sono paesaggi da cartolina !

Colpisce e affascina il faro, situato sulla punta del promontorio, isolato e immerso nel verde, col compito di vegliare sul mare.

Guardando da lontano la cima dell’altura, la si immagina come un grande polmone verde di natura selvaggia. E in effetti è proprio così. E questo è possibile verificarlo di persona. C’è un sentiero infatti, che porta fino alla cima, percorribile a partire da una terrazza che già anticipa la vista mozzafiato. Alla terrazza si arriva attraversando numerose villette, parchi, resti romani e un lungo tunnel. Dalla terrazza si va al faro oppure si imbocca il sentiero per salire fino in cima.

Il percorso passa attraverso una fitta macchia mediterranea:il mirto, il rosmarino, il ginepro diffondono il loro odore. Non ci sono terreni coltivati, tutto cresce spontaneamente. Ad un certo punto quasi si perde di vista  il sentiero da seguire, che finisce per essere coperto di piante. Ma ciò non spaventa, anzi sorprende, perché non sembra di star seguendo un percorso turistico, organizzato; si ha invece la sensazione di avventurarsi nella natura, per salire sempre più su in vista della vetta finale.

La salita è stancante e faticosa, ma l’aria che si respira è pura e incontaminata. Ed è impossibile dimenticarsi che, per quanto grande possa essere, Capo Miseno è uno scoglio in mezzo al mare. Non si può dimenticare questo perché in ogni punto del sentiero che porta in cima, si può godere di viste mozzafiato. Da un lato: monte di Procida, le spiagge e il lago di Miseno. In lontananza le isole di Procida e Ischia e più in là Capri. Dall’altro lato tutta l’area flegrea: Pozzuoli, bagnoli, e l’isola di Nisida, con la quale Miseno sembra quasi specchiarsi. Anche il Vesuvio si vede da lassù, lontano ma inconfondibile.

Si ha difficoltà a decidere quale parte del paesaggio inquadrare per fare fotografie o in che direzione soffermare lo sguardo.

Dopo l’intensa salita, si arriva in cima stanchi ma soddisfatti: si può orgogliosamente affermare di aver scalato una collina (i locali possono addirittura vantarsi di aver scalato una montagna!). E a quel punto, tra spighe di grano spontanee e l’odore di aglio selvatico, ci si può finalmente riposare e osservare il panorama a 360 gradi, respirando a pieni polmoni: non male come gita della domenica mattina.

 

 

 

 

 

 

 

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