“MORTALI IMMORTALI”: LO SPLENDORE DELL’ANTICA CINA AL MUSEO ARCHEOLOGICO

Il salone della Meridiana, nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, accoglierà, fino all’11 marzo 2019 130 testimonianze della cultura Shu: un popolo misterioso dedito al culto del sole e a rituali sciamanici che abitò 4000 anni fa nel Sichuan, verso la parte alta del Fiume Azzurro nell’entroterra sud occidentale della Cina.

Si tratta di reperti in bronzo, oro, giada e terracotta esposti per la prima volta in Europa, databili dall’età del bronzo (II millennio a.C. ) fino all’epoca della dinastia Han (II d. C.): quest’ultima, grazie alla realizzazione di bassorilievi su mattoni, è stata di grande aiuto nella ricostruzione della vita quotidiana del popolo Shu. L’enigma della cultura Shu è legato -oltre che alla sua scomparsa misteriosa- ad alcune maschere in bronzo, altamente sofisticate.

Eccentrica e maestosa è la maschera in bronzo situata all’inizio del percorso: occhi esageratamente sporgenti dalle pupille del diametro di 16 cm dimostrano come questa antichissima immagine nasca dalla combinazione tra Umano e Divino. E’ opinione diffusa tra gli storici che la figura riprenda la fisionomia dei Cancong, il primo imperatore del Regno di Shu, che potrebbe essere considerato come divinità ancestrale del popolo Shu.

Le maschere di bronzo -tra cui spicca anche quella ricoperta da lamina d’oro- sono testimonianza della ricchezza della tradizione di questa antichissima civiltà, il cui mondo spirituale è illustrato per intero all’interno della mostra che accoglie anche altri oggetti rituali.

Spicca uno scintillante scettro d’oro, il più grande reperto d’oro rinvenuto nella Cina antica, ricco di disegni di uomini, uccelli, pesci. Veniva utilizzato probabilmente durante riti religiosi, molto frequenti in una società teocratica come quella Shu.

 

L’ornamento con il sole e l’uccello immortale è la migliore testimonianza dell’adorazione del sole nell’antica Cina. Gli Shu credevano nella luce dopo la morte e in questo ornamento estremamente sottile viene raffigurata una palla di fuoco che rappresenta il sole, circondata da quattro uccelli immortali. L’immagine nel complesso richiama l’alternanza infinita del sole e della luna e delle quattro stagioni, dimostrazione del fatto che questo antico popolo vedesse nella natura un perfetto equilibrio.

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Nei siti archeologici di Sichuan sono stati ritrovati anche numerosi oggetti e ornamenti a forma di uccello. Nell’antica Cina infatti gli uccelli immortali erano un tramite per comunicare con le divinità. Inoltre il loro volo veniva paragonato al movimento del sole, di conseguenza l’adorazione dell’uccello immortale corrisponde al culto del sole.

Gli Shu erano legati anche al culto degli alberi. L’albero sacro poteva mettere in connessione il cielo e la terra, l’uomo e la divinità. Sono stati rinvenuti otto alberi di bronzo in una fossa del sito di Sanxingdui, che un tempo dovevano essere collocati nei templi come strumento divino per rituali importanti.

Un altro culto molto importante per gli Shu era quello degli animali, come testimoniano un gran numero di oggetti a forma di animale ritrovati nei siti di Sichuan, come tigri e pesci, ma anche animali mitologici come draghi o animali mitici generati dalla combinazione

di specie differenti.

Affascinanti sono i gioielli in giada: bracciali, anelli e collane sono stati ritorvati nel sito di Sanxingdui e Jinsha. Era un’usanza per il popolo Shu indossare ornamenti in giada che erano utilizzati anche come doni per le divinità, infatti la pietra verde era usata come mezzo di comunicazione col divino.

Il viaggio nella Cina antica risulta completo con l’esposizione di numerosi reperti della dinastia Han (206 a.C.-220 d.C). Colpiscono per la loro particolarità numerose statue dal volto sorridente che raffigurano immagini di vita quotidiana: c’è una mamma che allatta, una che porta sulle spalle il proprio bambino, una figura femminile che regge uno specchio, un suonatore di flauto, un cuoco e un comico.

Alla dinastia Han appartengono anche le curiose sculture in pietra del bixi: un animale mitologico simile a un leone con le ali che rappresenta la buona sorte.

Suggestivo infine risulta il connubio tra le ricchezze della Cina antica e opere come il bronzo di Apollo e il cavallo di Ercolano, simbolo del salone della Meridiana.

Tutti i reperti esposti nella mostra provengono da importanti istituzioni cinesi: il Museo di Sanxingdui, il Museo del Sito Archeologico di Jinsha, il Museo del Sichuan, il Museo di Chengdu, l’Istituto di ricerca di reperti e archeologia di Chengdu, il Museo di Mianyang e il Museo Etnico Qiang della Contea di Mao. Nei musei cinesi sono invece esposti tesori provenienti da Pompei, che hanno già attirato più di un milione di visitatori. Questo scambio è il risultato dei buoni rapporti tra il Museo Archeologico di Napoli e il paese del Dragone, uniti per la promozione del patrimonio culturale italiano e di quello cinese in Italia. Scambio che continuerà per tutto il 2019 –come affermato da Paolo Giulierini, direttore del MANN.

 

 

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