Suck my Blues, una voce fuori dal coro

10/07/2019

 

I Suck my Blues stupiscono per la loro energia, per la ricerca sonora dal grande impatto emotivo. L’ultimo lavoro discografico, “Rebirth” (disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming), è una ventata d’aria fresca nella produzione made in Italy. Il gruppo afferma la propria identità con un progetto accattivante, caratterizzato da un sound "potente", che affonda le sue radici nel blues e nel rock per poi giungere a sonorità elettroniche. I Suck my Blues sonoCafiero (all’anagrafe Salvatore Cafiero, voce e chitarra), Tonio Longo (basso), Filippo Longo (batteria) e Michele D’Elia (elettronica).

 

Come avete maturato l’idea di realizzare un disco blues, rock ed elettro?


Per questo album, il leader, Salvatore Cafiero, meditava un cambio stilistico e, per tale motivo, ha deciso di affidare la coproduzione del progetto a Michele D’Elia, musicista elettronico che ha contaminato a suo modo le sonorità rock blues della band. 

 

Qual è il filo conduttore di “Rebirth”?


Il senso di libertà e la voglia di esprimersi senza limiti. 

 

Come prendono forma le vostre canzoni? 


Alla base c’è sempre l’ispirazione; molte volte da un riff di chitarra o da un testo ed altre in  una maniera inconsapevole. Tutto parte da una scintilla non ben identificata. La creatività è qualcosa di magico.


Il tema della follia, trattato da sempre nelle varie discipline umanistiche, catalizza inevitabilmente interesse; in che modo è descritta la pazzia nel brano "Madness"?


La pazzia è intesa come antidoto alla sofferenza che, un amore sbagliato o non corrisposto, possono infliggerci. Oppure come reazione al dolore, la “pazzia”, la rabbia, sono valvole di sfogo che ci permettono di reagire ad un momento difficile per generarne di nuovi positivi: “momentum”.

 

I dischi che hanno segnato il vostro percorso artistico...

 

Il background musicale è ampio e vario. Di rilevante importanza sono stati i dischi di Jimi Hendrix, dei Beatles ed il blues in generale: Stevie Ray Vaughan, Eric Clapton e tanti altri. 


Cosa significa fare musica in Italia e come si possono collocare i Suck my Blues nello scenario delle band attuali?


Fare musica in Italia è una sfida! La tecnologia ha facilitato la produzione di massa. Chiunque con un computer e con qualche lezione su YouTube può mettere 4 o 5 note una dietro l’altra. Come ovviamente succede in tutti i posti molto affollati, emergere è sempre più difficile. In questo mare colmo di “pesci” le major e le etichette indipendenti annaspano a causa del pesante calo delle vendite ad opera dei servizi di streaming gratuito che regalano, appunto, le fatiche artistiche, trasformando così in un impresa quasi impossibile sostenere la ricerca e foraggiare la produzione delle nuove band. A noi piace definirci una voce fuori dal coro.

 

Con quale artista o band vi piacerebbe collaborare?


Siamo aperti ad ogni tipo di collaborazione senza discriminazioni di genere.

 

Un messaggio ai lettori di Piazza Cardarelli...

 

Cari lettori, supportate e acquistare la buona musica italiana ed internazionale! Molti di voi non hanno idea di quanti mesi di lavoro e investimenti economici sono necessari per produrre un album. L’unico modo perché queste magie avvengano ancora é supportare anche economicamente le band ed i solisti semplicemente acquistando la loro musica, i loro Cd o gli mp3 negli store digitali.

 

 

 

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