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I GIARDINI DI BAGH -E BABUR DI LORENZO PELUSO

Ai giorni nostri le notizie sono più che immediate. Televisioni, radio, giornali cartacei ed online, social ci informano su ciò che accade negli angoli più sperduti della terra. Eppure questa enciclopedia di notizie, spesso non danno il senso della realtà, del vissuto, dell’accaduto prossimo. Forse anche per questo compriamo e leggiamo i libri: la lettura è,deve, essere lenta, ponderata, capita.

Mi capita tra le mani l’ultimo lavoro del giornalista valdianese Lorenzo Peluso: “I giardini di Bagh-e Babur”, edito dalla GRAUS EDIZIONI.

 

 Io, amante del Medio Oriente lo leggo velocemente, ma poi lo rileggo, per capire, per empatizzare con lo scrittore e capire perché Lorenzo Peluso va e ritorna in posti così lontani, martoriati dalle guerre, dove la sopravvivenza è già una vittoria. Vero che Lorenzo è un giornalista di guerra, ma mi domando a che serve oggi un giornalista di guerra. Bene, ho un’unica risposta: la curiosità, la voglia di raccontare ciò che non appare, ciò che sembra ma non è, la nuda e cruda realtà che solo chi vive determinati  territori può raccontare e spiegare con dovizia di informazioni.

 “I giardini di Bagh-e Babur”, è una lucida cronaca dei viaggi intrapresi dal giornalista salernitano in alcune delle zone più pericolose del pianeta. Attraversa l’Afghanistan, Kurdistan e Iraq. Descrive, argomenta, spiega e addirittura racconta tracce di vita normale, nonostante la morte e distruzione, come bere il tè, parlare con le famiglie, fotografare i bambini.

Il libro è anche premonitore. La Turchia non aveva ancora attaccato i territori curdi, eppure Peluso lo sa, traspare dal suo scritto. Il racconto è un viaggio in luoghi distrutti, laddove c’è morte e speranze infrante terre macchiate dal sangue. Eppure Lorenzo Peluso ama il suo lavoro ed ama i territori che calpesta, per il semplice motivo che scrivere, raccontare,  viaggiare, diventa naturale come l’aria che respiriamo.

 In un’intervista ad un giornale racconta che: “Il Medio Oriente è Il luogo, dove la pace è predicata da tutti, ma dove tutti, nonostante tutto, sono pronti a fare la guerra. Un luogo che custodisce ricchezze straordinarie, ma dove vivono persone cui manca l’essenziale. Dal punto di vista geografico, il Medio Oriente è un’area molto vasta e complessa che spazia dalle sponde del Mediterraneo, da Beirut, passando dalle colline del Golan in Libano, fino alla penisola arabica. In mezzo la Siria, l’Iraq, la Giordania, Israele. L’Iran. Dal Medio Oriente vi è la porta all’Asia, dunque l’Afghanistan. Una terra dove sono costretti a vivere insieme arabi, mussulmani e cristiani. Un luogo dove nel condividere la terra, la politica, gli usi ed i costumi, è fin troppo facile scontrarsi perennemente, nella coesistenza di sciiti e sunniti, ortodossi, cattolici ed ebrei. Ognuna di queste guerre ha le sue motivazioni ed ognuno di questi popoli, ha le sue ragioni. Tutti hanno delle pretese, giuste anche. Tutti odiano tutti ed amano tutto. Uno dei luoghi più belli ed intensi del pianeta; ma anche uno dei luoghi più martoriati al mondo”.

Insomma, è un libro da leggere per tutti i motivi di cui sopra, ma anche perché ci avvicina ad un mondo lontano che forse non conosceremo mai.

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