VALLELONGA IN UNO SCRIGNO DI RICORDI

‘’Un paese ci vuole, se non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti’’ (Da:La luna e i falò di C.Pavese).

 

Dalle capitali del potere, roccaforti del dominio longobardo, dai vasti pianori dei territori padani, dalle bellezze paesaggistiche mozzafiato, mi elevo ai miei meandri più consunti, a pensieri lastricati di ricordi.

Ad usci solitari, di quinte abbandonate, che si animano gioiose, l’estate, di presenze. Uno scrigno prezioso di memorie, conduce il mio pensiero a baluardi e il mio alveo collinar scruto, silente.

La mia mente si sbriglia, su destrieri, mentre, fervente s’accende e mi pervade, un sacro fuoco…

In una scenografia incantata, nella splendida cornice di robuste architravi, dai rami aggettanti, in forte salita, lasciando alle spalle lo storico affaccio di piazza Monserrato, da cui si può ammirare lo scorcio maestoso e penetrare la misteriosa quiete di questi ameni luoghi remoti, attraverso le basole antiche, dell'ampia e solida scalinata, mi dirigo all'apice del falsopiano che, attraverso questa rampa d'accesso, mi introduce nella Villa comunale, intitolata a Luigi Razza, che ha dominato archi di tempo plurisecolari, accompagnando, nella danza delle ore, l'avvicendarsi di continue generazioni, al riparo dalla calura estiva e dal tarlo corrosivo dei giorni.Il gruppo scultoreo si erge ,tacendo misfatti ed amori; incastonata nella pietra ,a mezzogiorno, a guardia del regno incantato, coi suoi due imperiosi leoni, sorretta su

bifore d'archi, si staglia la sfinge, a dar voce alle acque perenni; imperando sull’asse centrale, teatro di antiche contese, di conversazioni intrecciate, forse dimenticate, si interseca il viale, legandosi a trame di tratti sterrati e ghiaiosi che spaziano, popolati di animali e creature, al ciel protese; scorgo le verdi aiuole, dai forti ippocastani, con le regali querce di iucche contornate, insieme a scuri lecci e robinie profumate .Lussureggianti platani e verde in ogni dove; a quel pregevole spazio, ridisegnato a festa, con nuove geometrie e con lanterne antiche, all’imbrunire accese, pensosa, io vado errando ;mi inoltro nei sentieri di porfido tracciati, rimiro gli esemplari, in elenchi di specie rare catalogati.

Tortuose conformazioni e tratti verticali, nell’ascesa, si diramano ,ai miei occhi, sospesi, su sfondi fiabeschi ,tra nembi di gonfie nubi:nel ritmo impalpabile e incessante del tempo, nell'accordo delicato e misterioso di assonanze silenziose, che’’ accennano a dare voce alla musica delle sfere celesti "come in una sinfonica orchestra, dove è collocato mirabilmente ogni singolo'' strumento'',concertato da un mirabile artista :la natura.

Mi cinge la staccionata, di pali resistenti, delimitata dal bosso; scorgo, tra tante varietà di piante: un ippocastano, il viburno, le esotiche iucche e svettanti steli di altea, insieme a numerose ortensie, colori variopinti accendono l'aiuola che s’ affaccia sull’arteria principale, saldata all'abitato.

In parallelo spazia lo sguardo, ad uno dei nove accessi, dove il sentiero mi conduce allo spiazzo che accoglie di San Pio la bronzea statua; non vegeta più la solida quercia, protesa a lambire coi rami l'antistante piazza dei Mille ,teatro sanguinoso di un remoto misfatto .Ricordi ?Correva l’anno 1909, perché non si accenna più parola?

Anche la tua regalità si tacerà, laboriosa, ancestrale creatura martoriata, dal cielo folgorata, sulla scena calcata da quell’atroce delitto; dalle cospicue ghiande, ora abbattuta, hai regnato nell'immaginario collettivo, fortemente ancorata a madre terra, con i tuoi antichi retaggi e mani ossute e visi scavati dagli stenti ,nei secoli fedeli tuoi compagni, custodirai, per sempre, nelle tue memorie, insieme alla ricca varietà di piante che popolano le aree circostanti di oleandri, rose, ortensie che, resistenti ,come voi hanno lottato, del clima, ogni sua avversità .Si posa lo sguardo.

Dei cinque spiazzi, uno ,di quercia secolare, sacro, si staglia, innanzi, solenne, naturale, con statua ,su colonna, la Vergine’’ m’appare ‘’e, come un pellegrino, viandante, mi rinfranco e, nella sosta, resto su comode sedute, mentre contemplo, soave, assorta, la luce del mistero; rivedo i frequentatori a cui è permesso di trovare ristoro, refrigerio e riposo ,nel silenzio, rotto solo dalle grida e dagli schiamazzi festosi dei fanciulli che frequentano la vasta area attrezzata a parco giochi. Mi riconnetto alla via maestra ,nei profili dei selciati, nella vasta distesa di foglie, tra tappeti erbosi di muschio verde ,sull’esile erba, tra licheni e decompositori. Alberi ,alberi di media grandezza ,i lauri cerasi, tortuosi, dagli aspri frutti, contornano il viale, qua e là. Ora la forza primordiale si fa selvaggia ,mentre mi addentro nella radura ;ascolto il fruscio del mio passo e il crepitio delle foglie e dei rami anfratti sui quali avanzo con sempre minore discrezione.Un acuto aroma dirompente, di resina ,stimola i miei recettori olfattivi, mentre mi avvio ,attraverso una biforcazione, nella Pineta ,dove di sera campeggia un buio molto profondo; nel crocevia un lieve vento solitario mi avvolge, con i suoi molteplici colpi e solleva, improvviso, le tremule foglie.

Un filare di pini ed eucalipti svettano ritti su un vasto tappeto di aghi, nell'area attrezzata a pic-nic; oltre la fontana ora la forza primordiale si fa selvaggia, mentre mi addentro nella radura, popolata da felci, licheni ,erbe ,edera, muschi e piccoli arbusti che prosperano nell’umida penombra, con numerosi decompositori.

Intanto mi riavvio verso il basolato, contornato di secche foglie bagnate, tra gli spettri vegetali si animano nei miei ricordi alcuni fotogrammi: alcune specie minate sul fusto da vegetali che si nutrono dello zucchero ceduto dall'albero e in cambio forniscono i sali minerali.

Rivedo, nelle aiuole, le cavità di alcuni tronchi corrosi, con nicchie profonde ,che ospitano piccoli mammiferi.

Mi imbatto nella Cerambice della quercia ,comunemente detta ''Diavolo'', insetto fornito di un apparato di lunghe corna, essa, come sempre ,della linfa dell’albero va cercando nutrimento. Si dipartono gli uccelli in ogni dove, prendono il volo dalle alte chiome e con le loro aperture alari ,in traiettorie velocissime e impercettibili, nelle loro ascese e voli in picchiata animano, accompagnati dai loro cinguettii ,dalle melodiose partiture, l'ambiente circostante. Una formidabile predazione ,tracce di cieche talpe ,cacciano insetti nell’oscurità, mentre nei fusti degli alberi si insediano formiche ,ragni, lucertole, cavallette ; alcune larve stanno insidiando vaste appendici fogliari .Ora la radura degrada verso il dirupo, risalta, copiosa, l'edera sugli anfratti .Fulmineo un riverbero bieco accende di luce gli oleandri che ingentiliscono lo scoscendimento ,al limite ,verso il dislivello.

Attraverso il sentiero traverso, che taglia il pendio ,che degrada sul lato nord e conduce alla sottostante struttura sportiva :verso l’ elegante campo da tennis ,immerso nel verde, e al campo sportivo, a ridosso, nell'area sovrastante la pineta, dove si può recuperare l'ultimo sentiero che mena al foraneo cimitero.

Ormai stanchi dai garruli gorgheggi ,al calar del sole, gli uccelli tacciono, con l'ultimo canto del melodioso usignolo; si guadagnano la scena i predatori notturni, con i loro sgradevoli, cupi richiami.

Sul viale del tramonto, in uno scenario particolarmente panoramico, un insolito spettacolo: un sole infuocato accende l'orizzonte di una svariata gamma di colori, è d'obbligo l'affaccio dalla ''Timpa'', sullo strapiombo, e spaziare, a perdita d'occhio, verso quell’'''ermo colle che, da tanta parte, all'ultimo orizzonte, il guardo esclude'',ed offre la visione di uno scintillante paesaggio, costellato da una miriade di luci all'orizzonte notturno,al richiamo argentino del vespro,merita attenzione.

 

Massimiliana Ierullo

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