top of page

GRAMMATICA E SESSISMO. SULLA TASTIERA COMPARE LO SCHWA

Arriva il simbolo dell'inclusione sociale


La conoscenza del mondo e dei ruoli sociali si costruisce attraverso le lingue e i linguaggi non meno che attraverso l’esperienza diretta, per via del ruolo delle narrazioni sociali nella costruzione della conoscenza.

Bisogna imparare a coglierne sussistenza e conseguenze nelle lingue, nei testi, nella mente, nelle patologie, nel diritto, nelle arti e in ogni altra entità organizzata in forma di grammatica. Da tempo ormai sentiamo utilizzare i termini inclusione e accessibilità come sinonimi, soprattutto nella scuola, e non solo. Questi termini possono appartenere ad una medesima area di attenzione al sociale, ma non sono affatto sinonimi.


Che cos'è lo Schwa?

Lo schwa, detto anche scevà, è un suono vocalico che, in italiano, non corrisponde a nessun fonema e non è parte del nostro alfabeto. Il simbolo fonetico (ǝ) detto schwa, come desinenza finale al posto dei plurali maschili universali promuove il fine di utilizzare un linguaggio «più inclusivo». Questa decisone rappresenta sicuramente una visione estremamente inclusiva perché è una manifesta intenzione di riconoscimento e rispetto di tutte le persone che non indentificano il proprio genere come maschile o femminile.

In questo modo si tenta di sanare il grave problema, che spesso può sfociare in discriminazione, dell’uso di errori o di linguaggio non adeguato, per indicare le persone con identità non binary, che non identificano il proprio genere né come maschile né come femminile.


L’insita discriminazione del maschile sovraesteso

Nel nostro italiano primeggia il ricorso al maschile sovraesteso, quello su cui ripieghiamo ogni volta che ci riferiamo a una moltitudine mista, di cui possono far parte tanto donne quanto uomini o persone di genere non binario.

La lingua che usiamo quotidianamente è il mezzo più potente e pervasivo per trasmettere la nostra visione del mondo.

Nel nostro uso della lingua italiana, lo spazio dato al maschile è ancora troppo ampio e in qualche modo corrobora il principio della marginalità della donna e delle persone non binarie nella nostra società.

C’è quindi bisogno di avanzare con un intervento più radicale per oltrepassare la natura flessiva della lingua italiana.

Lo schwa rientra fra queste soluzioni e la sua introduzione nella grammatica italiana potrebbe porre meno ostacoli ad altri simboli non leggibili né flessibili, come asterischi e chiocchiole.

Comments


bottom of page