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DAL VERDE-PETROLIO al VERDE LIBERATO: PREPARANDOCI AL 25 APRILE

30/03/2017

Sono trascorsi quasi sei anni dalla prima delibera DAL VERDE-PETROLIO al VERDE LIBERATO: PREPARANDOCI AL 25 APRILEra del Comune di Napoli tesa all’individuazione di spazi di rilevanza civica ascrivibili al novero dei beni comuni.

Il chiaro obiettivo è il radicamento di un modello di governance basato sulla centralità della democrazia diretta, più che meramente partecipativa, promuovendo processi di sperimentazione di governo pubblico dei beni comuni e delle utilità collettive.

I piccoli grandi esperimenti sociali di pertinenza del Comune di Napoli sono ormai 11: Villa Medusa, Opg Je so’ pazzo, Scugnizzo Liberato, Lido Pola, Giardino Liberato, Santa Fede Liberata, Ex Schipa, L’asilo Filangieri, Casa delle donne Napoli, Oasi Cerlone, Cap 80126. Spazi questi sottratti al degrado, all’usurpazione, all’abbandono ed agli appalti truccati.

Così, il 23 marzo 2017, alle ore 18.00 presso la sede di Santa Fede Liberata in Via Giovanni Maggiore Pignatelli, si è tenuta un’assemblea pubblica con l’unico ordine del giorno “Mappe delle libertà, beni comuni: azioni per l’uso collettivo”, organizzato da Massa Critica, sede nella quale si è già fissato il prossimo incontro (del quale il lettore sarà debitamente informato) per il 25 aprile alle ore 9.00.

Non un modello anti statale, ma una seria alternativa di autogestione di strutture ormai dismesse e necessitanti di riqualificazione.

All’appello era, poi, presente un altro di questi “esperimenti sociali”, che questa volta vede protagonista l’area Napoli Nord della provincia di Casoria, meglio conosciuta (o, volutamente resa sconosciuta) come Terranostra.

Ma di cosa si tratta?

Alla Via Boccaccio, per circa un decennio, quattro ettari di terra e due immobili di circa 25 mq l’uno, furono in illo tempore adibiti a deposito militare, con annessa installazione di grossi oleodotti che, inquinando il terreno sovrastante, pare giungessero anche a rifornire le basi militari limitrofe.

Considerato, poi, uno spazio superfluo per gli interessi nazionali, il Comune di Casoria ne assunse l’intera competenza.

E per quei 4 ettari di terra ormai infertile, si susseguì un nuovo buio decennio di sfruttamento, degrado, rivendicazioni tra “potenti” locali per la migliore idea di abusivismo edilizio, nonché deposito di rifiuti per cittadini incivili.

Finalmente, purtroppo a parere solo di alcuni, nel luglio del 2015 un gruppo di attivisti si rendono colpevoli di un enorme delitto: presidiare e manutenere quell’area ormai adibita a discarica a cielo aperto, presidiandola giorno e notte, e restituendo alla terra quella dignità ormai violata da anni, con la pretesa, di certo ignobile, di coinvolgere i cittadini in una progettazione partecipata dello spazio verde-petrolio ormai liberato.

In diversi mesi di lavoro volontario, con l’aiuto di ricercatori anche dell’Università Federico II di Napoli, si affrontarono esami e spese per comprendere quale fosse il miglior modo di bonificare quell’area, trasformandone il verde-petrolio in verde liberato.

Dopo varie proposte, i cittadini riuniti si decisero affinchè fossero piantate alcune querce, che in un’ottica ventennale potranno risucchiare dal terreno un trentennio di precedenti orrori.

Tuttavia, Terranostra ed il suo nuovo laboratorio artigianale, nonché sede del Mercatino Nazionale delle Autoproduzioni, fautrice della bonifica fai-da te e senza appalti, tratteggiando di verde la pista per sportivi e corridori, teatro di Festival della Musica e dell’arte, commetteva così un altro delitto: la fuoriuscita dall’economia di mercato pubblico.

Dapprima punto d’interesse del progetto europeo “Urbact”, poi seguendo la scia delle nuove prospettive del Comune di Napoli ed, infine, con il riconoscimento nel regolamento deliberato dal Consiglio Comunale di Casoria n.3 del 13/01/2017, art. 3 intitolato “Avviso pubblico per l’affidamento a soggetti pubblici e privati di spazi destinati a verde pubblico”, la situazione attuale è la seguente: un’istanza di sgombero e sei indagati.

Per questo e per altri motivi, il 25 aprile il prossimo incontro fissato per un’assemblea pubblica sull’esperienza delle autogestioni del territorio, dei beni comuni, potrà ascoltare altre voci.

Caro concittadino, non mancare. La gestione del bene comune riguarda anche te, la tua salute, l’aria che respiri, i prodotti che mangi, il tuo futuro.

 

 

 

 

 

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